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Penso molto anche alla mia infanzia. Quando sono in dormiveglia, cioè la maggior parte del tempo, finisco sempre per pensare a mia madre quando ero bambino. Nei tuoi film non hai mai parlato di lei né della tua infanzia. A mia madre non piaceva. Credi? Me lo disse una delle ultime volte in ospedale. Hai le gambe così pulite, mamma. È una cosa di famiglia. Nessuno ha mai avuto le vene varicose. Che peccato, figliolo. Cosa? Tu non avrai una bella vecchiaia. Perché? Hai preso dal lato di tuo padre. Mamma, dici certe cose. Dai, raccontami com’è andata la notte. Normale. Ho passato tutta la notte con la mia vicina Lola. Qui, in camera tua? Certo che no, in sogno! L’ho sognata tutta la notte. Ero appena arrivata al paese, quando ho sentito Lola bussare alla porta, come faceva sempre quando mi sentiva tornare da Madrid. Anche se era un sogno, ricordavo che Lola era morta. Però le aprivo. E la vedevo lì, era uguale, solo un po’ trasparente. Però io non mi spaventavo e le dicevo: “Lola, immagino che non stai bene e vuoi che faccia qualcosa, ma devi dirmi cosa e ti prometto che lo farò.” “No, Jacinta, io sto bene”, rispondeva lei. “Come, stai bene?”, le dicevo io, “Se stessi bene, non saresti qui”. “Vengo a trovare te, perché le mie figlie si spaventano troppo.” “E perché vieni in paese, con il freddo che fa?” “Ormai io non sento né caldo né freddo”, mi rispondeva. “Da nessuna parte si sta bene come a casa tua.” “Hai proprio ragione”, le dicevo. E Poi? Non fare quella faccia da narratore. Non voglio che racconti queste cose nei tuoi film. Non mi piace che parli delle mie vicine, non mi piace l’autofinzione. Che ne sai tu di autofinzione? Ho sentito che ne parlavi in un’intervista. Alle mie vicine non piace che le tiri in mezzo. Dicono che le fai passare per cafone! Ma che dici? Non potrei trattarle con più rispetto e devozione! Ogni volta che posso, parlo di te, e dico che devo la mia educazione a te e alle vicine. Devo tutto a voi. A loro non piace. Facciamo una passeggiata, oggi non ti sei mossa di lì. Perché non ho dove andare. Ora ce l’hai, vieni. Dove? In corridoio. Non sei stato un buon figlio.